Il rumore sottomarino può essere descritto in base alla sua origine:

  • Origine fisica: vento, intemperie, onde, turbolenza, sisma, fondale marino, iceberg, ecc.;
  • Origine biologica: emesso dagli animali o dovuto ai loro movimenti;
  • Origine antropogenica: attività umane (imbarcazioni, prospezioni geologiche, attività militari, ecc.)

Di recente vari studi hanno evidenziato che il rumore marino legato al traffico marittimo continua ad aumentare. Dal 1950 al 2000 il rumore in bassa frequenza è raddoppiato ogni 10 anni. La causa è legata al numero di imbarcazioni, che è triplicato, e alle stazze in continuo aumento.

Anche se è ancora necessaria molta cautela nel confermare l'impatto che il suono può avere sui mammiferi marini, varie ricerche scientifiche hanno rilevato modifiche comportamentali.

Il rumore sottomarino antropogenico è una forma d'inquinamento che, benché riconosciuta, non è praticamente regolamentata. È noto che numerose specie di pesci e di mammiferi marini sono molto sensibili ai suoni e dipendono da questi per orientarsi, trovare nutrimento, localizzare un partner, evitare i predatori e comunicare. Si è dimostrato, per esempio, che esiste un'interazione tra rumore antropico e catture accidentali o collisioni con le imbarcazioni, poiché il rumore impedisce agli animali di individuare le reti da pesca o i natanti.

All'avanzare dell'industrializzazione dei mari, continua a crescere il problema dell'inquinamento acustico degli oceani. Si assiste alla combinazione di più sorgenti di rumore, in particolare il trasporto marittimo, l'esplorazione petrolifera e del gas e i siti di produzione di queste materie prime, il dragaggio, la costruzione e le attività militari, che determinano un aumento sensazionale della rumorosità in tutti gli oceani. Negli ultimi dieci anni, le ricerche hanno dimostrato che alcune forme di rumore oceanico possono uccidere, ferire e causare la sordità di balene, di altri mammiferi marini e anche dei pesci. In particolare, è stato possibile mettere in relazione una serie di spiaggiamenti e di decessi di mammiferi marini con l'esposizione ai sonar militari. È anche provato che alcuni animali colpiti non spiaggiano, ma muoiono in mare. Infine si è dimostrato che un rumore intenso produce un effetto nefasto su diverse specie di pesci sottoposti a pesca commerciale e provoca in particolare l'abbandono dell'habitat, la riduzione delle capacità riproduttive e una maggiore sensibilità alla malattia. In uno di questi studi, si è addirittura osservato che le catture dei pescatori si riducevano del 45-70% in caso di utilizzo di cannoni ad aria.

Analogamente ad altre forme di inquinamento che necessitano di una regolamentazione multilaterale, l'inquinamento acustico degli oceani ha carattere transfrontaliero. Le principali sorgenti di rumore oceanico, come certi sonar militari e il commercio marittimo, possono propagarsi nel raggio di centinaia di chilometri.

 

Opzioni di gestione

Il livello delle conoscenze attuali sulla problematica dei rumori sottomarini non è sempre sufficiente per indurre a considerare opzioni di gestione adeguate ed efficaci. Tuttavia, in risposta a questo problema crescente, vari enti intergovernativi hanno riconosciuto che il rumore oceanico può costituire una minaccia per l'ambiente marino e chiedono quindi l'applicazione del principio di precauzione nella gestione delle attività che generano rumore in tutti gli oceani del mondo.

Per quanto riguarda l'inquinamento acustico legato al traffico marittimo, una mappatura in tempo reale è stata condotta nelle acque francesi del Santuario Pelagos e pubblicata online dalla società Sinay, nell'ambito del Programma di ricerca nazionale della Parte francese del Santuario.

Nel Santuario Pelagos, se si sospettano rischi per i mammiferi marini, viene attivata una procedura consultiva per i progetti di costruzione in mare. Dapprima si presenta alle autorità competenti (Prefettura marittima, DIREN, DRIRE, ecc.) una richiesta di autorizzazione dei lavori; queste autorità chiedono allora il parere della Parte francese del Santuario Pelagos. Quest'ultima consulta i gruppi ad hoc interessati, che esprimono un parere in merito.

Per quanto riguarda i sonar militari, dal canto suo, l'Italia si è impegnata unilateralmente a non usarli nelle acque italiane del Santuario.

Infine in materia di prospezioni sismiche (prospezioni petrolifere e di altro tipo), che comportano rischi elevati di sordità temporanea o permanente e di disfunzione del sistema di ecolocalizzazione, il Santuario può esprimere parere negativo, tanto più che la zona Pelagos è compresa in un'area protetta (ASPIM).

A ottobre 2007, in occasione della terza Conferenza delle Parti Contraenti dell'Accordo ACCOBAMS, i partecipanti hanno formulato varie raccomandazioni su eventuali interventi di gestione per contrastare il rumore sottomarino:

  • Vietare l'uso di sonar militari entro i confini del Santuario, con speciale riguardo alla presenza dello Zifio, specie particolarmente sensibile alle turbative acustiche;
  • Vietare le ricerche sismiche entro i confini del Santuario. Organizzare la protezione intorno ad habitat importanti per la Balenottera comune, nota per la sensibilità a questo tipo di rumore, ma anche per le altre specie;
  • Creare una zona tampone contro i rumori sismici, che si estenderebbe a ovest, parallelamente al Santuario, per offrire un'ulteriore protezione al Capodoglio;
  • Collaborare con l'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), con il comparto del trasporto marittimo e con le compagnie di traghetti per modificare l'itinerario di alcuni corridoi di navigazione, allo scopo di allontanarli dalle specie sensibili a queste sorgenti di rumore (e che sono a rischio di collisione);
  • Avviare nuove ricerche sull'itinerario dei corridoi di navigazione. Osservare i movimenti delle imbarcazioni mediante sistemi di vigilanza come i sistemi automatici d'identificazione e sorvegliare le altre attività sonore mediante boe acustiche passive collocate in posizioni strategiche;
  • Invitare il Segretariato permanente del Santuario Pelagos ad avviare un dialogo con le compagnie di trasporto marittimo che operano nella zona, per persuaderle a utilizzare meccanismi per attutire il rumore delle navi;
  • Rafforzare l'attuale rete per gli spiaggiamenti, dotandola delle capacità per realizzare le autopsie ritenute necessarie per individuare la sindrome da embolia grassosa e gassosa, le lesioni dovute a collisioni con le imbarcazioni, ecc. (oltre ad attività di formazione e all'istituzione di una banca dei tessuti).

A titolo informativo, si ricorda che questo argomento è già stato oggetto di varie raccomandazioni internazionali di diverse organizzazioni quali ASCOBANS (2003), IWC (2004), Parlamento Europeo (2004), IUCN (2004), ecc.

Inoltre, il Santuario Pelagos è membro del gruppo di lavoro ACCOBAMS / ASCOBANS sull'inquinamento acustico. 

È chiaro che la comunità internazionale chiede uno sforzo multilaterale per contrastare questo pericoloso inquinamento dell'ambiente marino provocato dal rumore oceanico. Crediamo che spetti agli enti competenti dell'ONU, e in particolare ai beneficiari della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), sfruttare questo slancio e guidarlo con decisione, esplorando le possibilità di regolamentazione del rumore oceanico, causa di inquinamento dei mari di tutto il pianeta.